
Sabato mattina, verso le 10, si riparte. Meta: Isole Aran, il momento più affascinante e atteso di tutto il viaggio. In pochi minuti d'autobus raggiungiamo Rossaveal, dove prendiamo il traghetto per imbarcarci verso Inishmòr, la più grande e turistica delle isole Aran. I 30-40 minuti di viaggio sono soltanto un piccolo assaggio di traversata oceanica (anche se si tratta soltanto della Galway Bay) ma il sottoscritto (che non è mai stato un lupo di mare) soffre parecchio i su e giù del traghetto nell'affrontare un mare molto mosso. Ma lo stomaco per fortuna regge, senza ricorrere nemmeno a chewing-gum, pastiglie o porcherie varie...
Gli ultimi minuti di viaggio sono decisamente più tranquilli, forse grazie anche alla bassa marea, e così sbarchiamo a Kilronan, località decisamente turistica dell'isola, sferzati da un vento fortissimo ma per fortuna non dalla pioggia. Purtroppo gli organizzatori hanno deciso di sfruttare i minibus per visitare l'isola, mentre io avrei decisamente preferito noleggiare una bicicletta per varie ragioni: ma credo che in quelle condizioni molte persone non sarebbero arrivate in fondo e purtroppo in questi tipi di viaggi si cerca di fare sempre il più possibile e in fretta, senza prestare magari attenzione a quel che si vede. Pazienza...
Anyway, saliamo su questi minibus da 13-15 posti l'uno che ci scarrozzano attraverso strade strettissime ovunque delimitate da imponenti muretti in pietra (la caratteristica peculiare non solo dell'isola ma dell'Irlanda sud-occidentale), dove il pilota spiega (in un incrocio tra gaelico e inglese!) quel che ci circonda facendo qualche breve sosta nei punti più interessanti dove possiamo scendere, dare una migliore occhiata e scattare qualche foto. Una delle soste più interessanti è stata sicuramente quella che ci ha permesso di avvistare alcune foche (sì sì) sulla costa, come potete vedere nella foto sopra. Purtroppo non sono potuto avvicinarmi di più dato che il terreno era estremamente fangoso e paludoso e non avevo le scarpe adatte. Comunque una grande emozione.
Ma l'attrattiva più famosa e più emozionante e certamente Dùn Aengus. Si tratta di un forte a semicerchio (tutto costruito in pietre) che domina il mare dall'alto delle scogliere, uno dei siti archeologici più importanti dell'intera Irlanda. Unica nota negativa, il prezzo fatto pagare per attraversare il sentiero che portava verso il forte: anche se solo 1.10 euro, una sorta di privatizzazione di spazio pubblico e di tutti (può essere facilmente aggirato comunque). Il panorama è da mozzafiato: le scogliere che danno a picco sul mare, direzione sud-ovest, lunghe un paio di chilometri e stavolta senza balaustre di protezione dove finalmente posso sdraiarmi attentamente (il vento è fortissimo, chi soffre di vertigini è meglio non lo faccia) e guardare le onde sotto di me che si infrangono contro gli scogli.
Tempo coperto, qualche goccia di pioggia, insomma... Irlanda all'ennesima potenza!!!
Dopo le scogliere si torna ai minibus e completiamo il nostro veloce giro di Inishmòr tornando nel porticciolo, gironzolando nei vari negozietti di souvenirs dove si possono trovare i veri e originali maglioni di lana delle isole Aran (non certo a prezzi modici) in attesa del traghetto che ci riporterà al punto di partenza della mattina. Questa volta sul traghetto non si balla e l'oceano mi concede un ritorno rilassante (anche troppo visto che mi abbiocco totalmente questa volta).
Il ritorno ai cottage è un pò traumatico, la mia camera è una ghiacciaia a causa del riscaldamento rotto e quindi mi attacco ai termosifoni del salotto per riscaldarmi un pochino dopo aver subito pioggia e vento per tutto il giorno.
Dopo cena ci si scalda invece in altro modo (cocktail) nel cottage degli organizzatori del viaggio dove, come la sera precedente, è organizzato un piccolo party: i promotori sono Patrick (irlandese), un ragazzo belga di cui non ricordo il nome e Vimal (indiano), immancabile organizzatore di tutti i viaggi e party dell'International student society (e da me soprannominato "il cazzaro", visto che nella vita secondo me non fa altro). Cose da ricordare di quella sera sono senz'altro i giochini stupidi inventati dagli americani per passare le serate, il cui elemento centrale è sempre bere. Magari un giorno farò un post apposito sulle pazzie degli americani...
Ma il momento clou è stato quando Sarah ha dichiarato di voler imparare un pochino d'italiano (è la seconda persona che me lo dice) e così via a spiegare le cose basilari, le parole più famose ecc. Certo, con una francese è molto più facile che con un americana, ma insegnare l'italiano agli, ma soprattutto alle straniere, mi provoca ogni volta una felicità interiore incredibile e devo dire che mi piace tantissimo (ci avessi pensato prima avrei potuto fare qualcosina qui in cambio dell'inglese: valuterò, magari sono ancora in tempo). Dopo i vari "mi chiamo", "piacere", "come stai", da dire quando arriveranno i miei qua fra pochi giorni, siamo passati direttamente alle parolacce, richiamando l'attenzione di altri americani e per finire quasi verso le 2 di notte tra scontri verbali (soprattutto Sarah e Liam) e offese anche per il sottoscritto (meritate, del resto gliele ho insegnate io).
Domenica mattina lasciamo i cottage per terminare il nostro trip di 3 giorni a Galway. Purtroppo il tempo per "visitare" la città è veramente poco, ci vengono concesse soltanto due ore (pranzo compreso) e quindi ci limitiamo soltanto a fare una passeggiata lungo le vie del centro (quasi deserte) tra negozi, pub e qualche artista di strada e all'area portuale. Quindi mi esimio dal fare commenti su Galway visto che il tempo a mia disposizione è stato veramente troppo poco. Ne faccio invece sulla Galway Cathedral, sulla sponda destra del River Corrib (il nome intero è infatti troppo lungo). L'esterno è un pò discutibile secondo me, ma l'interno è davvero degno di nota: molto bella la cupola centrale, sovrastante l'altare che si trova in posizione abbastanza centrale, circondato da tutti e 4 i lati da file di banchi.
Spero di poterci tornare nelle prossime settimane e visitarla con calma come piace a me.
Risaliti in autobus per il ritorno a Cork, ironia della sorte, è uscito definitivamente il sole che ha illuminato tutto il paesaggio circostante nelle successive tre ore di viaggio, tra prati di color verde smeraldo, mucche, pecore ecc. Non ho avuto una buona impressione di Limerick mentre l'abbiamo attraversata, spero di sbagliarmi... (soprannominata "Limerdick").
Al prossimo viaggio... field work nel Kerry, roba seria stavolta.
Poi spero Edinburgo e finalmente Dublino come si deve.
Tschüs!
lunedì 3 marzo 2008
Irish night, Cliffs, Aillwee caves, Aran Islands and Galway (part 2)
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2 commenti:
Bellissimo!!! Stiamo arrivando!
Beh, Limerick proprio bella non è, ma non fa neanche schifo. Di sicuro una spanna sopra tante città italiane come (seconde me) Jesi, Torino, Fabriano ecc.
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